In tutto ciò va riconosciuto, ad esempio, a Mondrian di aver saputo individuare una importante via da perseguire che egli addita nella semplificazione degli strumenti di intervento, che fissa nella utilizzazione della disposizione ortogonale, nella planarità e nell’uso, infine, dei colori primari e dei ‘non-colore’ del bianco e del nero. È certamente questa la via giusta da percorrere, ma Mondrian non la persegue fino in fondo.

E, di fatto, avviene che, dopo di lui, si proceda, come abbiamo cercato sinteticamente di esporre, a muoversi lungo altri assi di ricerca – indubbia- mente fondamentali – come avrebbero fatto van Doesburg e Torres Garcia, ma senza aggredire nel cuore il tema del rapporto spazio-temporale che, come aveva dimostrato Mondrian, avrebbe meritato, sul piano del metodo, un intervento di schietto indirizzo semplificativo.

Nella direzione di un intervento di semplificazione intesa come rico- noscimento delle matrici comuni delle varie sensibilità astrattiste, come abbiamo già potuto osservare, si muoverà, appena all’esordio del decen- nio dei Trenta, l’iniziativa di Herbin e di Vantongerloo, immaginando possibile una koiné astrattista; e non meno importante sarà il contributo ‘concretista’ aperto dalle riflessioni dello stesso van Doesburg, attraverso cui si riafferma, però, un riancoraggio del tema astrattivo alla consistenza spaziale, mancando il più ambizioso obiettivo di cogliere – in sintonia con quanto la ricerca scientifica andava dimostrando – che la partita decisiva non si sarebbe giocata affatto sul piano della tridimensionalità spaziale, ma su quello della quadridimensionalità cronotopica. Interessanti spunti di riflessione vengono forniti, sul punto, dagli interventi filmici che realiz- za Hans Richter, in un contesto che è quello proprio di ‘De Stijl’, con le due produzioni di Rythmus del ’21 e del ’23.

Maldonado, “Arturo”, Arden Quin proveranno a snellire ulteriormente i processi ed a riarticolare, nel segno di un rilancio sistematico dell’intuizione ‘obliquitario-diagonalista’ di van Doesburg, la rigidità delle sim- metrie, proponendo un nuovo paradigma creativo nel segno di una nuova opportunità astrattiva, da identificarsi, al di là della formula vantonger- looiano-herbiniana dell’ ‘abstraction-creation’, in quella decisamente più impegnativa sul piano intellettuale di ‘Invencion’.

Ciò avrebbe potuto dare opportunità di spostare il baricentro degli interessi creativi astrattisti verso la dimensione più avanzata della centralizzazione del tema temporale. Ma, da Maldonado ad Arden Quin, il tema non va oltre l’opzione: e la ‘scuola’ ‘madista’ che eredita il portato di questo intrigante processo innovativo non riesce ad andare oltre la formulazione di un dettato prescrittivo che ha il pregio di costruire un universo astrattista di pregevolissimo tono e di squisita qualità formale, senza riuscire, però, a proporre il colpo di reni di una reale svolta innovativa capace di portare a compiuto sviluppo quelli che – indiscutibilmente preziosi ed il- luminanti – rimanevano, in Arden Quin, intendimenti premonitivi ed intuizioni preziose di un ‘caposcuola’, bisognevoli di ulteriori delibazioni argomentative e propositive, cui i seguaci hanno dato, però, una continuazione sostanzialmente ‘manieristica’, non riuscendo, che solo in alcuni casi, a compiere il salto di qualità nella dimensione ‘cinestetica’.

Un più consapevole impegno di ricerca di alcuni artisti, per lo più isolate personalità, avrebbe provato, in tempi a noi più vicini, a spingere l’orizzonte creativo più avanti animando un percorso ‘cinestetico’ che costituisce senz’altro l’estrema e più intrigante frontiera cui si sarebbero potute indirizzare le prammatiche astrattiste, a muovere, come storicamente è avvenuto, dalla formulazione della impresa astrattiva contenuta nel Quadrato nero su fondo bianco di Malevich.

In fondo a questo percorso, nei primi anni del secolo del Duemila, si colloca l’esperienza astracturista, che sviluppa dalle premesse storiche di tutto quanto l’ha preceduta, ed innanzitutto da ‘De Stijl’, la necessità di intervenire con una radicale rastremazione, procedendo a semplificare non solo i linguaggi, ma soprattutto la forma mentis di una sensibilità creativa da riallineare, con sempre maggiore consapevolezza, al dettato fisico – matematico, nell’intento di procedere alla messa a punto di una capacità espressiva del dettato di pensiero emergente dalla concezione einensteiniana e dagli sviluppi di altri ottenimenti della ricerca fisica, come quel- li delle dinamiche ‘quantiche’, non trascurando, tra l’altro, le riflessioni aggiuntive che possono rendersi praticabili, anche sul piano degli esiti empirici, attraverso un tentativo di riscrittura interpretativa del tema della ‘Striscia di Moebius’ o dello stesso cosiddetto ‘Paradosso di Archimede’, tutte cose da ripensare in chiave opportunamente ‘cronotopica’.

‘Astractura’, insomma – ereditando pienamente lo spirito di ‘De Stijl’ – interviene dettando l’agenda di una essenzializzazione creativa al cui centro possa trovare ragione fondante il concetto stesso della individuazione di uno strumento di intervento produttivo ulteriormente irriducibile, che viene identificato nella linea, intorno alla quale si rende possibile lasciar muovere l’universo di una prospettiva creativa libera da condizionamenti formali e desiderosa di suggerire una lettura epistemologica, a partire dalla consistenza eidetica di una concezione del mondo more geometrico, ed avendo, comunque, per certo che i processi di conoscenza segnano certamente uno scarto tra rappresentazione e concettualizzazione, così come, ad esempio, le dinamiche della relatività einsteiniana ben mettono in evidenza, dimostrando come praticamente, già nella stessa ‘Relatività ristretta’ una rappresentazione grafica dei processi – e quindi della consi- stenza oggettiva del ‘cronotopo’ – sia materialmente dimostrabile ma non rappresentabile, se non per approssimazioni grafiche.

Di qui prende corpo la sfida innovativa che suggerisce ‘Astractura’, una sfida che non si sostanzia in una precettistica di nuovo conio mettente capo ad una visione ordinamentale di inedita perimetrazione stilistico-for- male, ma si sostanzia, piuttosto, nella coscienza di dover fornire un con- tributo ad una visione ‘cronotopica’ dell’universo sensibile, studiandosi se non possa essere verificabile la opportunità – almeno sul piano eidetico

  • di un suggerimento di annichilimento per assorbimento, all’interno del

‘cronotopo’, della componente spaziale.

In tale prospettiva, allora, l’additamento esemplaristico mondrianiano con il suo invocare l’istanza semplificatrice ad ogni costo – acquista il significato di prezioso préalable e di additamento metodologico, che ha spinto ‘Astractura’ a ridurre progressivamente all’essenzialità della linea la concezione del minimo indispensabile per la produzione di un’immagine, confidando, nel perseguire tale intento, non solo di dare più ampia soddisfazione all’esigenza semplificatrice introdotta da Mondrian, ma di fare un passo avanti – un decisivo passo avanti – nella rimodellazione di tutta l’orditura astratto-geometrica in funzione del salto di qualità dalla dimensione euclidea a quella propriamente spazio-temporale einsteiniana o, più avanzatamente ancora, esclusivamente temporale, disponibile ad uno sguardo prospettico verso quella concezione possibilista cui dischiude le porte il pensiero ‘quantico’.

E qui si apre il percorso della ricerca, dell’interrogativo creativo di un processo – assolutamente in fieri – in cui Astractura suggerisce di intende- re la realtà fenomenica spaziale – o anche quella spaziotemporale – come un’unica e modellante prospettiva di un universo sub specie temporis.

Sarà possibile immaginare, allora, che l’universo si presenti come l’Uno parmenideo, mobile nella propria fissità, come potrebbe forse essere una sospensione eidetica già sul limitare dell’‘orizzonte degli eventi’, in una regione ove la nozione di tempo si annichilisce dal momento che per- dono completamente di senso i concetti stessi di passato, presente e futuro e dove l’evento si identifica con l’ontico.

Nel lungo percorso da De Stijl ad Astractura, al netto di una pratica astratto-geometrica che durava dal Neolitico a Malevich, siamo giunti, probabilmente (?), a questo punto della storia.

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